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Sembrava quasi come se per lui, vero e proprio ironman del ghiaccio, questo momento non sarebbe mai arrivato. L'amore per l'hockey gli faceva sempre mettere da parte i tanti "adesso smetto" che con il passare degli anni affollavano la sua testa.
Questa volta però, Chris Chelios, uno dei più popolari giocatori delle ultime tre decadi nella National Hockey League, ha deciso, dopo averlo accennato ai primi di agosto, di ritirarsi ufficialmente dall'agonismo.
Lo fa all'età di 48 anni, dopo 1651 partite giocate in NHL (record per un difensore), 185 gol, 763 assist e la bellezza di 2891 minuti di penalità.
La carriera di questo campione, nato nel 1962 a Evergreen Park, nell'Illinois, è stata lunghissima e ricca di soddisfazioni sia in NHL che con l'amata maglia della nazionale statunitense di cui è stato per molto tempo uno degli uomini simbolo.
La sua prima squadra nella lega professionistica nordamericana furono i Montreal Candiens che lo scelsero al draft del 1981, quando si stava imponendo come uno dei migliori giovani difensori a livello nazionale, con il team dell'Università di Wisconsin (campione NCAA nel 1983).
I suoi primi passi in NHL arrivarono nella stagione 1983-1984, quando giocò 12 partite di regular season e 15 nei playoffs. Dopo aver disputato la sua prima olimpiade, a Sarajevo nel 1984, con il team Usa, iniziò la sua prima stagione piena a Montreal (1984-1985), distinguendosi subito per il suo modo di giocare fatto di grinta, sostanza e tanta combattività. Realizzò 64 punti in 74 partite finendo nel suo anno da rookie secondo, nel Calder Trophy, solo al grande Mario Lemieux.
Nel 1986 vinse la sua prima Stanley Cup, mentre nel 1989 arrivò il primo Norris Trophy della sua carriera, a premiarlo come miglior difensore della lega.
Nell'offseason del 1990 fu ceduto ai Chicago Blackhawks di cui divenne subito bandiera, potendo giocare nella città dove era cresciuto, in una famiglia di origini greche. Qui arrivò in finale contro Pittsburgh nel 1992, vinse altri due Norris Trophy nel 1993 e nel 1996, e restò come amatissimo capitano dal 1995 sino al 1999, quando a 37 anni passò ai Detroit Red Wings per provare a vincere di nuovo la Stanley Cup.
Prima di questo aveva contribuito in nazionale al grande successo degli Usa nella Canada Cup del 1996 e preso parte all'olimpiade di Nagano 1998, la prima aperta ai professionisti.
Con Detroit vinse altre due Stanley, nel 2002, anno in cui da quarantenne fu nominato anche titolare all'All Star game (giocato 11 volte), conquistando inoltre l'argento olimpico a Salt Lake City, e nel 2008, due anni dopo aver guidato da capitano la nazionale statunitense all'olimpiade (la sua quarta) di Torino 2006.
In quell'occasione riscrisse il libro della storia, prendendo parte (record nell'hockey ghiaccio) a una manifestazione a cinque cerchi, 22 anni dopo la sua prima apparizione a Sarajevo.
Tanti i record infranti da Chelios negli ultimi anni di carriera. Nel 2008 superò Moe Roberts diventando il secondo più vecchio giocatore della Nhl, dietro solamente a Gordie Howe che giocò sino a 52 anni.
Nello stesso anno arrivò anche la sua 248ma partita nei playoffs, che gli permise di togliere il record a un'altra leggenda come lui, il portiere Patrick Roy.
Negli ultimi due anni era rimasto nell'orbita della Nhl, giocando nei farm team della AHL, come i Grand Rapid Griffins e i Chicago Wolves, prima di disputare le ultime 7 partite nella lega professionistica con gli Atlanta Thrashers, sul finire della scorsa regular season.
Nella prossima stagione non lo vedremo più con pattini ai piedi e divisa da gioco, ma in giacca e cravatta nel front office staff dei Detroit Red Wings.
"Penso di aver avuto paura di questo giorno per tanto tempo", dice Chelios nel giorno del suo addio all'hockey ghiaccio giocato, "Per gli ultimi 27 anni sono stato un membro della NHL, non ho mai dato per scontato neanche un solo giorno e ora non ho alcun rimpianto".
"Ho capito che era il momento di smettere quando sono stato chiamato ad Atlanta. Il ruolo che avevo ai Thrashers ero lo stesso che ho fatto a Detroit, ma mi sono reso conto che ormai non potevo essere più protagonista in nessun altro team e ho capito che non era questo quello che volevo per me", ammette il quarantottenne difensore, precisando che non ci saranno ripensamenti sulla sua decisione.
"Non lascerò la porta aperta, sono sicuro al 100 per cento che non giocherò più in NHL. Non è una decisione difficile, non potevo giocare più a lungo di quanto ho fatto. Nella mia carriera ho realizzato tutto quello che volevo, non c'è più altro".
Mancheranno a tutti gli appassionati il suo cuore e il suo carattere in campo, le sue risse, il suo temperamento forte, il suo dare tutto sul ghiaccio, fino all'ultima goccia di sudore, per l'amore di uno sport che lo ricambia, riconoscendogli grande onore e tributandogli simbolicamente un meritatissimo e lungo applauso.
Pasquale Teoli
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